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domenica 22 dicembre 2013

Requiem for an angel


Chi sono gli angeli? Esistono davvero gli angeli?
Senza voler offendere le credenze di nessuno, la domanda che più o meno ha attraversato la mente e il cuore di tutti, insinua il dubbio sulla loro esistenza.
Forse siamo stati tutti angeli. In un tempo all'inizio del tempo, forse tutti eravamo angeli. 
O demoni? Angeli oscuri caduti nelle loro disgrazie per aver sfidato il loro creatore. Chissà forse è davvero così, o forse no. Forse un tempo, all'inizio del tempo, anche le nostre ali erano in grado di farci volare sopra i pensieri, se non addirittura liberi dai pensieri, di sollevarci sopra l'umana condizione di esseri incatenati controvoglia al nostro destino, come se il destino fosse tracciato da linee invisibili e imperscrutabili.
Forse un tempo sì, eravamo davvero angeli prima di essere trascinati giù dalle miserie dei nostri tormenti, dai dubbi, dalle insicurezze, dalle ipocrisie, attratti dalla vanità di un momento di gloria, dal luccichio di occhi riflessi in uno specchio, soggiogati ai rimpianti per ciò che poteva e non ha potuto essere, ingannati dal voler apparire, traditi dalla nostra fame di avere più che da quella di essere.
Forse sì, in un tempo all'inizio del tempo siamo stati tutti angeli. O forse no. 
Forse è solo una favoletta per imbonire i bambini di una volta. 
Forse gli angeli sono semplicemente lo specchio che riflette i ricordi di chi ci ha camminato al fianco, di chi ci ha sostenuto, amato, sorriso, di chi ha condiviso gioie e dolori e poi ci ha dovuto lasciare suo malgrado. 
Forse gli angeli sono solo questo. Li chiamiamo angeli e ci volano accanto silenziosi e discreti come il sorriso timido di un vecchio che ti saluta con lo sguardo seduto su una panchina mentre cammini all'alba in un parco imbrunito dalla rugiada.
E forse chissà, un giorno alla fine del tempo anche noi torneremo ad essere angeli per qualcuno, anche noi seduti su una panchina avvolta dalla foschia dei ricordi di una vita fa.
Ho voluto dedicare questo Requiem for a angel a mio padre. A un angelo che ormai accompagna i miei passi da più di dieci anni.
Instancabilmente ha cancellato la sofferenza di quel doloroso distacco con la sua presenza non solo nei momenti bui, trasformando lacrime di pioggia in splendide melodie dal suono cristallino. 
A mio padre, si, ma anche a tutti gli angeli, o demoni, a tutti quelli che lo sono o lo saranno. A tutti gli angeli o demoni, sì, compreso quello che sta nascosto in ognuno di noi.

"Come un soffio gelido che giunge  da lontano in una notte scura e senza luce, grave come l'alito della morte, interrotto dal battere di due suoni bassi, pesanti, disarmonici quando arriva la prima frase leggera degli archi appena sussurrata, con l'orchestra che trattiene gli archi leggeri, ad allungare note come se il suono fosse l'eco di se stesso. 
Un suono  lontano, stanco che poi si gonfia mentre si avvicina possente su un lento battito di ali che impongono il ritmo. Ali che fanno fremere l'aria  tanto forte da sentirla vibrare attorno a te.
Sono ali pesanti, stanche come un volo che non ce la fa più a sostenerti mentre senti già il controcanto dei violini contrapposto alla pesantezza dell'orchestra. 
E lì, sotto quel canto arriva il violoncello che ti trascina giù, verso il basso con quel suo suono color blu notte, mentre i violini increduli, intonano di nuovo il loro lamento e sembra che ti dicano: “no.. perché ...perché vado giù!!”  ma violoncello non gli da tregua, non gli da pace con quel suo canto scuro che strazia la carne. Ed è li che che arrivano le prime lacrime di pioggia del pianoforte che si lascia andare a un ritmo cadenzato come piedi che camminano per la prima volta, prima di abbandonarsi a un pianto che si fa straziante. 
Lacrime.. una dopo l'altra. Lacrime di ricordi ormai cristallizzati in un ritmo che sembra incerto, che ruba tempo al tempo in cerca di spazi di vita. E va su, in alto ... ancora più in alto .. la dove prima stavano le ali."
 
 




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