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lunedì 18 giugno 2012

Formiche



Seduta sul uno coglio, la ragazza guardava il mare. Il mare era la sua passione. Lo osservava in silenzio con la mente assorta in mille pensieri. Vi era nata sul mare. Staccarsi da lui era sempre una pena oltre che un tormento che durava fino a che non vi ritornava. Senza il mare la sua vita era senza colore.


Quel giorno il sole era velato e le onde si infrangevano sugli scogli leggermente increspate dal vento.
Era seduta abbracciando le ginocchia sulle quali appoggiava il mento, incurante dei passanti che la osservavano.
Quando guardava il mare il mondo le si chiudeva intorno. C'erano solo lei e il mare. Nemmeno il vento che le scompigliava i capelli esisteva.
Le immagini correvano nella veloci nella sua mente, specialmente quando nel suo animo si agitavano inquieti fantasmi.
Chiuse gli occhi e si ritrovò in un prato mentre dormiva sull'erba circondata dal colore rosso dei papaveri. Mosso dal vento uno di essi le sfiorò il viso con i petali e il ricordo di mille carezze le venne alla mente.
Distese le braccia come se in quel mare d'erba si potesse nuotare e con i palmi delle mani accarezzò la superficie di quel nuovo mare verde.
Sentì i petali dei papaveri sotto le dita, i loro gambi rugosi, e assaporò il fresco profumo dell'erba che risaliva fino alla sua pelle.
Aprì gli occhi e rivide il mare davanti a sé, che lentamente riprendeva il suo colore naturale, il suo solito colore.
Una ciocca dei suoi lunghi capelli lisci le lambì il viso mossa dal vento, lei la scostò con un gesto antico e involontario.
Spostò lo sguardo sullo scoglio e vide una formica. Trascinava un chicco di grano capitato lì da chissà dove.
La formica si sforzava di spingerlo in ogni modo verso il formicaio, ma malgrado i suoi sforzi il chicco rimaneva pressappoco dov'era sempre stato.
"Ecco - pensò - più cerca di muovere il chicco più il chicco resta fermo, finirà con perdere le forze e se ne andrà… "
Altre formiche si muovevano tutte intorno, e tutte indaffaratissime, veloci e rapide nel compiere il loro lavoro. Ne osservò un'altra che portava una piccola briciola, correre veloce e sicura, e in un attimo scomparve nel formicaio.
Prese a parlare alla formica che invano trascinava il suo chicco.
"Piccola formica - disse - desisti dal tuo sforzo, non ce la farai mai, non lo vedi che è troppo grosso per te?"
Ma la formica non si dava per vinta, girò intorno al chicco e infine parve arrendersi. Si fermò un istante e poi se ne andò rapida per la sua strada.
"Ecco, hai visto, è troppo grande quel chicco" disse.
Subito dopo ne arrivò un'altra. Ispezionò il chicco e sembrò compiaciuta di aver trovato un chicco tanto grande.
"Formichina, formichina, desisti - disse - ci ha già provato la tua amica, non puoi muovere quel chicco è troppo grande per te.."
Ma la formica non si perse d'animo, fece un ultimo giro per ispezionarlo e andò verso un'altra formica che passava a poca distanza e insieme ritornarono al chicco iniziando a spingerlo verso il formicaio.
La ragazza rimase a guardare fino a quando non fu del tutto scomparso, e si soffermò a pensare. Poi si alzò, guardò il mare per un'ultima volta e tornò verso casa.
"Formiche - pensò - formiche..."



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