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mercoledì 13 giugno 2012

La regina di Tebe




La leggenda racconta che nei tempi lontani
in cui splendeva la magnifica
sovrana del regno di Tebe,
ci fu un giorno in cui il sovrano suo consorte
partì per una lunga guerra.
La regina chiamò a sé tutti gli architetti
e i maghi della sua città,
appena il sovrano partì,
e ordinò loro di costruire un labirinto
dal quale chi vi entrasse vivo
non potesse che uscirne morto,
e solo a colui che temeraria impresa avrebbe sconfitto,
sarebbe stato il suo compagno per una notte.
Di tale fascino era il labirinto
che molti varcarono la soglia
della prima delle sette porte
che in esso si perdevano.
Nessuno fece mai ritorno
e nessuno vide mai la regina,
fin quando un giorno, il re degli arabi
non le chiese udienza.
La regina gliela concesse.
Lo fece condurre innanzi alla prima porta
recitando la sua triste promessa.
Per sette giorni, vagò smarrito
nei meandri della mente
che confonde il tempo oltre che il passo.
Invocò il suo Dio, che gli mostrasse la via.
Il settimo giorno sfinito dal sonno
e dagli incubi più profondi,
varcò l’ultima delle sette porte.
In sogno gli venne il padre.

Si svegliò sapendo ciò che doveva fare.
Quando la regina s’ avvide della riuscita impresa,
lo accolse al suo cospetto
ed egli di poche parole così parlò:
“Avete costruito un labirinto di tale ingegno
che merita lode, ma nulla è al confronto
di quello che esiste nella mia terra.”
 

Fece ritorno alla sua città e riunì tutti i suoi capitani
in un esercito mai visto e ritornò a Tebe.
Devastò torri e palazzi, incendiò case.
Sterminò tutti i suoi abitanti, uno ad uno,
e fece prigioniera la Regina.
Su un veloce destriero nella notte,
legate le sue mani, la condusse nel deserto.
Attese silente l’alba.
“Questo è il mio labirinto, Regina di Tebe.
Colui che tutto vede e tutto discerne
ha voluto che ti mostrassi il mio,
dopo aver vinto il tuo.
Non ci sono scale, porte o muri.
Non ci sono prigioni.
Le sue pareti sono l’aria che ti circonda.” 

Poi le sciolse i lacci delle mani
e l’abbandonò al suo destino,
dove ella morì di fame e di sete senza mai ritrovarsi.
La Gloria sia con colui che non muore mai.




Liberamente ispirato al racconto I due Re e I due labirinti di Jorge Luis Borges

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